
La Cucina di Casa Fontana
Cosa potrebbe mai accomunare Tiresia, Capitan Jack Sparrow e Giufà? Beh, semplice: Beppe Fontana!
Descrizione
Cosa potrebbe mai accomunare Tiresia, Capitan Jack Sparrow e Giufà? Beh, semplice: Beppe Fontana! Il suo modo, unico- dalle fondamenta identitarie sempre saldamente riconoscibili- di solcare la vita come un continuum di esperienze evolutive diversissime ed imprevedibili, con un atteggiamento scanzonato- eppur passionale e mai superficiale- che affronta l’alea e le diverse fattezze del viaggio con la sapiente distanza di un caldo respiro arancio- dorato, in cui lo sbuffo di un “toscano”, profumato di vino buono, diviene foglio bianco di costante progettazione di nuove e più sfidanti idee, magnifiche utopie “tra il serio ed il faceto” e comunque, certamente, altre entusiasmanti avventure. Così, forse con qualche macchia sulla parannanza (che medaglia è!), ma di certo senza complessi e frustrazioni, volgari compiacenze commerciali, falsi pudori e con una “certa purezza” che è pozione magica per le paure, come Ugo Pratt farebbe dire a Corto Maltese, Beppe Fontana punta diretto sempre oltre, ad un punto che brilla lì, sempre lì, oltre la prua. “La Cucina di Casa Fontana”, scrigno e registro dell’essenza stessa e delle variegate ricchezze raccolte e curate durante l’andare, è dunque il coacervo del bastone di Tiresia, della “Perla Nera” di Capitan Sparrow e della “Giubba” di Giufà; ad ogni sosta, l’Arte sontuosamente “semplice”, naturale, di Beppe semina in una realtà, si “accorda” con l’intimità del “Genius” di quest’ultima e ne matura un nuovo, intenso germe di vita, ostinatamente e tenacemente teso a destini di inebriante libertà e promesse di Bellezza. E dunque, tra mari, isole e continenti mediterranei- ed anche oltre- dopo aver fatto tappa, lasciando la propria orma, in contesti “glamourosi”, in pregiate realtà di nicchia ed aver contribuito a “fondare posti dell’anima” (che hanno anche profondamente solcato precise caratteristiche a periodi della storia delle comunità- al cui abbraccio Beppe si è offerto senza riserve), “il vento dell’Ovest” ha condotto “La Cucina di Casa Fontana” a Gratteri, dando vita ad un “meta-luogo” che è fucina di storie, di miti, di saperi e di “Gusto”. È qui, in questo luogo piccino picciò- ma densissimo di valore e di emozioni dirette, immediate, invincibili- che si è rivelato ed ha preso forma quello specialissimo modo di Beppe Fontana di interpretare la massima epicurea del “vivi nascosto” per il raggiungimento della piena Armonia, con se stessi e con tutto il resto. A Gratteri, dunque, appartati in una vivida Natura rurale, nella semplice sontuosità della pietra del borgo, Beppe Fontana apre le porte a chi voglia immergersi nella sua “Casa” - che taluno ha definito “luogo in cui all’Essere Umano è possibile rannicchiarsi”. Casa Fontana è posto privatissimo carico di un vissuto “importante” e di tutte le sue tracce, dove lasciapassare e parola d’ordine sono spontaneità e genuinità: una esperienza aperta a tutti, ma “fatta per pochi”(massimo 10, meglio 8, “amici”), in cui la preponderante e sobria “presenza” del legno avvolge nei suoi toni mielati e canta di antichi cunti di lavoro, di famiglie, di posti e di nature e culture diverse. La “Cucina di Casa Fontana” è tutta un “focolare”- sede eletta in cui è spontaneo radunarsi. Qui tutto è all’insegna di “un riguardo al naturale”: la scelta degli ingredienti delle pietanze segue un imperativo “canone ancestrale” di stagionalità e di località ed anche i prodotti “selvatici” che il territorio offre, nella “Cucina di Casa Fontana” vengono trasformati in coccole con cui deliziare i sensi di chi voglia sostare in questo “rifugio”, in cerca di rigenerazione e verace convivialità. Le preparazioni, che mantengono la caratteristica di bandire “fritti e soffritti”, compongono calibratamente tradizione e ricchezza di esperienze diverse del personale bagaglio di uno chef “di mestiere”, innestato in un architetto- artista. Con il sapiente supporto di pentole di rame scintillante e utensili meticolosamente selezionati (e talvolta costruiti ad hoc), dalle fondamenta dei forzieri dei ricordi delle cucine “di casa”, Beppe crea progetti “en particulier” di accoglienza eno- gastronomica che declinano una esperienza scandita in un compiuto ed integrale percorso olistico, finalizzato a trasmettere una esperienza culturale vera, destinata ad “andare oltre” il tempo, l’occasione e le materiali fattezze di un semplice pasto. È un invito speciale, un’opportunità a rallentare, a “rettificare”, a rigenerare corpo e mente per gustare più intensamente la Vita, riscoprendone l’inebriante profumo, a partire dai vini di Abbazia San Giorgio che allietano la mensa: ovviamente vini naturali, prodotti dal suo grande amico e compare Battista Belvisi a Pantelleria (fulcro energetico che è stato e rimane, per dirla con Lucio Dalla, porto e Principessa per “Capitan” Beppe). Anche la mise en place affascina per la sua ricercata “nudità”. Beppe intrattiene personalmente gli ospiti con la sua proverbiale e trascinante schiettezza, adagiando direttamente sull’antico tavolo di legno le pietanze preparate “apposta”, accolte in belle stoviglie contornate da “puri cristalli” e dalla preziosa posateria d’argento di famiglia, con la scelta di elementi di teleria che testimoniano le antiche e raffinate Arti dei corredi siciliani, intessuti da abili dita, tra memorie, sospiri, palpiti, preghiere e insegnamenti di vita. In un “tempo senza tempo”, cullati dalle ottime selezioni armoniche delle playlist di Beppe, rilassati, sedotti dalle cure ricevute e finalmente “liberati” dal peso della quotidiana frenesia, nella “Cucina di Casa Fontana” si viaggia insieme, lasciando che la magica circolarità della Creatività “operi” suscitando racconti, canti, musica, risate, sotto lo sguardo sornione dell’irresistibile gattino “Gnucculiddu”- detto “Gnucchi”- fedele e spassoso compagno di cammino di Beppe e “centro di gravità permanente” di tenera monelleria. In una notte di Luna, Gnucchi chissà quante altre vite potrebbe raccontare…ma siculo è, gatto “di panza”! Una cosa è certa: pur senza alcun miagolio rivelatore, basterebbe vedere spuntare il musetto di Gnucchi da una manica o dal collo della giubba del suo compagno Beppe/ Giufà per capire che, anche quando l’avventura si fa seria, basta un po' d’Amore ed una smorfia buffa per riguadagnare un sorriso che dà la forza di caricarsi un portone sulle spalle, come fosse il mantello di un re e continuare il viaggio! Giada Lupo
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